19 dicembre 2015

Il ritmo della vita


Mi è mancato il respiro
Letteralmente.

Mi si sono piegate le gambe.
All'istante.

Il cuore è impazzito.
Impossibile calmarlo.

I pensieri si sono accavallati.
Tantissimi.

Le lacrime sono spuntate.
Difficile trattenerle.

Può lo striminzito paragrafo di un libro generare tutto questo?
La risposta è sì.

È stata dura, durissima.
Praticamente uno schiaffo.
All'inizio almeno è stato così.

Poi è subentrata la rabbia
Avrei voluto urlare da quanta era.

Alla fine ho detto grazie a chi l'ha scritto.
Per avermi fatto sentire meno sola.


Le persone creative sono particolarmente efficienti per quanto riguarda l'organizzazione della propria vita, la scelta delle attività da svolgere e dei momenti in cui svolgerle. Questo perché capiscono l'importanza del ritmo della vita quotidiana per la salute, la produttività e l'efficienza. Costoro non si impongono degli orari perché costretti, ma per ascoltare il proprio io fisiologico, ormonale e biologico.
(Dominique Loreau - L'arte delle liste)


Dedicato a chi, questo, non l'ha mai capito.
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16 dicembre 2015

In cammino


Ogni cosa che fai ti porta in una differente direzione e il paesaggio muta ogni volta.
Il paesaggio è la vita.

Praticamente siamo in viaggio ...

La vita è esattamente un viaggio.

(dialogo)


Non certo un'affermazione rivoluzionaria, ché il viaggio come metafora della vita ha origini molto antiche e si porta appresso una storia millenaria.

Un conto è, però, pensarci razionalmente.
Altra cosa è, abbandonata la ragione, sentire che è veramente così.

Camminare inconsapevolmente e procedere, cominciando a percepire la strada, i segnali lungo di essa, ricordando il punto di partenza, ripercorrendo le tappe raggiunte, intravvedendo - forse - il punto di arrivo è, credetemi, tutta un'altra cosa.

Quella sensazione persistente, l'esigenza quasi vitale di dire no, il non volersi privare di certi momenti, l'impressione di affondare.
Un nome, scelto tantissimo tempo fa senza un motivo apparente, che racchiude una storia.
Che tutto questo abbia un senso?

Un #LoGbOoK - diario di bordo - dentro una R(i)evolution - una r(i)evoluzione.
Crederete mica che l'abbia pianificato, vero?

Forse sono molto più dentro al viaggio, di quanto potessi immaginare.
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9 dicembre 2015

Sul mio comodino: La proprietà transitiva



Che modo strano cominciare a parlare di un libro facendovi ascoltare un brano di De Andrè, direte voi.
Niente è lasciato al caso, qui, neanche la scelta di questo brano. Basta solo andare per ordine e tutto sarà svelato.

Qualche mese fa sulla mia bacheca facebook è apparso l'invito a partecipare a un evento per me irrinunciabile: la presentazione  di un romanzo scritto a quattro mani dal mio Professore di Lettere del Ginnasio (Nelson Martinico) e da suo figlio (Federico Ligotti).


Il fatto che la presentazione del libro avvenisse anche vicino casa mia ha messo fine a ogni dubbio e perplessità. Mi sono presa qualche ora di ferie dagli uomini di casa e sono andata.

E ho fatto bene, anzi benissimo! Ora, dopo aver letto il libro (in tempi un tantino biblici) sono qui che ve lo racconto.

Ve lo racconto partendo dalla canzone di De Andrè "Princesa" perché è da li che partono i due autori a raccontare la loro storia.
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27 novembre 2015

Insieme Raccontiamo 3 - Il fuoco che arde

Quanto tempo è che manco da questa casa...troppo, assolutamente troppo! E mi dispiace molto. Mi credete, vero, se vi dico che ultimamente non ho avuto neanche il tempo di pensare... Un susseguirsi di giornate frenetiche e di imprevisti catastrofici l'hanno fatta da padrone. Poi oggi sono riuscita finalmente a mettermi in pari almeno con le incombenze domenstiche e la voglia di tornare a scrivere è ritornata.
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13 novembre 2015

A quale scalino sei arrivato?

Sono stanca di essere noiosa, lo sono sempre e quando scrivo, questa cosa, si marca ancora di più.
Forse quando si scrive si rivela la tua vera personalità ed io non so prendermi in giro, ci provo un sacco di volte ma sono permalosa, mi prendo troppo sul serio e questo non mi piace per niente.

Comunque cercherò di non lasciarmi a ricordi troppo nostalgici per oggi,
mi limito nel mettervi al corrente dei miei progressi:

il mio obiettivo per dimagrire è stabile e cioè sono ferma,
da un mese ho lo stesso peso e anche le stesse misure.

Prendo e mollo la ginnastica ma non abbandono l'idea e ci riprovo però non sono demoralizzata,
forse un'attimo di pausa mi serviva.          

Vi lascio con questa immagine molto significativa, va bene per ogni obiettivo che ci poniamo.
La terrò a mente, anzi no la stamperò per averla sempre davanti e ricordarmi i miei passi.



Non è una buona idea?

Leda
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6 novembre 2015

Riuscire a capirsi.

I miei pensieri sono rivolti spesso al mio benessere mentale ma quasi sempre trovano la spinta da un problema che mi ha impedito di vivere serenamente:
il mio aspetto fisico!


Che fastidio veder banalizzare le tue difficoltà!
E' vero, sembra così stupido e superficiale,
ti senti una poveretta che non sa rinunciare a una fetta di dolce
o che non ha abbastanza carattere....

Ma cosa si nasconde dietro a questi comportamenti compulsivi,
questo mangiare di nascosto e poi andare in bagno a vomitare?

Cosa c'è dietro ai sensi di colpa per aver esagerato?

Moltissime persone  non danno importanza a quello che stai vivendo, minimizzano, ti dicono che ci sono cose più gravi nella vita...
diventa così ancora più complicato affrontare quello che ti succede e ti trasforma un intera esistenza.

I cambiamenti si vedono da un umore instabile, dalla depressione che si insinua e dalle bugie che comincio a raccontare soprattutto a me dicendomi che va tutto bene mentre mi sento un vero schifo.

Non si è più obiettivi, ci si guarda ma non ci si vede realmente.

Le risposte non le ho mai trovate.
  L'ho superato da sola senza chiedere aiuto a nessuno, 
ho sperato invano che qualcuno se ne accorgesse. 

Per fortuna ormai riguarda il passato,ma la paura di ricascarci, di riprovare quelle sensazioni di disagio è presente ancora oggi.

Leda

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31 ottobre 2015

Donne in rinascita

Io ho cominciato dai capelli, poi una maglietta nuova insieme alla dieta...oggi sono già 15 chili in meno.


 Una rinascita che fa stare bene.

Leda
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25 ottobre 2015

Insieme Raccontamo 2 - La fatina del Mondo all'Ingiù





Saranno gli anni trascorsi a leggere a mio figlio favole, saranno i bellissimi albi illunstrati che da sei anni a questa parte mi passano tra le mani, ma io quando ho letto l'incipit del racconto di Patricia non ho potuto non pensare alla protagonista come a una fatina di un mondo sottosopra.
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Attenti alle diete.

Non accettare il proprio corpo è veramente una cosa difficile da vivere specialmente se si fa un lavoro che ti porta a stare in mezzo alla gente e sei un'adolescente.

Pensi sempre che qualcuno ti giudichi per quello che appari e molto spesso è così...io in realtà non ero grassa, ero robusta, cicciottella, soda e tonica ma qualcosa nel mio cervello mi diceva che ero enorme obesa e addirittura lo credevo guardandomi allo specchio.

A tredici anni di colpo mi arriva il primo ciclo mestruale e mi spuntano le tette:
 in tre mesi porto una quinta!
Ma vi rendete conto?

Alte, belle, grosse, sode, tonde... da invidia se ci ripenso oggi,
ma addosso a me le vedevo enormi, ingombranti, pesanti e siccome lavoravo in un ristorante ed dovevo usare la camicetta come divisa, tutti gli uomini e ragazzi alla quale servivo i piatti non potevano fare a meno di guardarle.

immagine presa dal web
Questo mi provocava imbarazzo, ero sempre con le guance rosse, e siccome ero ragazzina si divertivano a punzecchiarmi con battutine, carine e tenere ed io più mi arrabbiavo più loro ci scherzavano su.
Così comincia la mia ossessione:
 la DIETA!

Comincio a leggere i giornali, tutte diete fai da te, la dieta del minestrone, quella della cipolla;
 i beveroni: ai tempi c'era slim fast (c'è ancora?),  herba life, che era vietata la vendita in Italia e arrivava sottobanco dalla Spagna: mi sentivo una fuorilegge.

 E' un continuo altalenarsi di periodi in cui mangio al punto di vomitare e altri in cui seguo perfettamente un regime dietetico alimentare che mi fa dimagrire  ma che non risolve i problemi che ho nella testa.
 Quindi rimangio perché sono stanca di fare la dieta e ogni volta il peso riacquistato è maggiore.

Un cane che si morde la coda!

Come uscirne? Tutti mi dicevano:" Ma stai bene così!" ; "Ma che dieta devi fare?"
"Ma sei alta!"e così via. 
Un po' la gola, un po' la scarsa forza di carattere credo, rinunciavo facilmente.

Fino a quando decisi seriamente di aver bisogno di un professionista e mi affidai a lui.
Avevo 18 anni ormai,  mi prescrive una dieta iperproteica da seguire per 20 giorni ed io, specialmente per non deludere il mio fidanzato che ha pagato la parcella, non ho sgarrato.

Venti giorni dopo mi ripresento e addirittura lui ne rimane stupito: 
da 76  a 67 chili. Ben 9 chili in meno.

Come c'ero riuscita? Pensavo ogni giorno: ancora 15 giorni...ancora 14 giorni...ancora domani...
E POI??? SI RICOMINCIANO LE ABBUFFATE???
 Ma che senso ha questo ragionamento?
I 15 giorni successivi andavo in ferie, secondo voi: avrei potuto fare la dieta?
Tutte le sere un gelato enorme con panna montata, fragole, banana split ...
Insomma, rientro e mi trova con 6 chili in più.

"Pazienza", mi dice, "ripeti altri 20 giorni e ci rivediamo".

Ne sono bastati 2 di giorni, mi sono svegliata, mi sono seduta sul letto e quando ho cercato di alzarmi avevo la schiena bloccata, non riuscivo ad addrizzarla, un dolore lancinante:
Avevo scoperto cosa erano le coliche renali.
(e mi era andata ancora bene)

A quel punto: pronto soccorso, ricovero di 10 giorni, flebo ecc.. e il medico al momento delle dimissioni mi proibisce qualsiasi dieta per almeno 2 anni.

Ricordo il bel sorriso che gli feci.
Leda

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24 ottobre 2015

Insieme raccontiamo 2- Nostalgia


Riparte la sfida letteraria che ci sta appassionando, grazie a Patricia Moll che ci sa stimolare con i suoi incipit davvero curiosi.
Questa volta pensavo di passare la mano ma poi ho detto".. e dai vediamo cosa ne viene fuori questa volta".

Ecco l'incipit:

Il mondo alla rovescia.

Quando l'ultimo sole tramontò ad est e la prima luna sorse ad ovest col suo tutù fatto di nuvole giallastre, finalmente si alzò. Si stirò. Era ora di muoversi. Abitante della notte, si muoveva a suo agio nell'oscurità.
Ma nel suo mondo era sempre così. Tutto al contrario. troppo facile altrimenti.

Ed eccolo qui il mio finale.





Si intrufolò in un bar, tutti lo guardarono straniti, di certo il suo atteggiamento incuteva timore, quello sguardo aggressivo...ordinò un cicchetto.
Il juke-box suonava un pezzo di tanto tempo fa, ripensò al passato e rimpianse quei giorni, quando tutto filava liscio e le cose andavano nel verso giusto.

Leda
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21 ottobre 2015

#quotidieonline 004 – NAVIGARE A VISTA



Quanti modi di navigare esistono?
Dipende.
In rete diventiamo tutti esploratori, intraprendiamo un viaggio alla ricerca di qualcosa (che può essere o meno definito inizialmente) ma non sappiamo bene a priori dove approderemo.
Possiamo aver tracciato una rotta ma, spesso, altro ci attrae. L'informazione è tanta, è efficace, studiata ad hoc per distrarre la nostra attenzione.
Difficile non lasciarsi incuriosire, difficile non perdersi nel seducente oceano di informazione che è il web. Noi esploratori virtuali abbiamo (quanti?) infiniti luoghi su cui approdare.

Il pericolo non è certo perdersi. Per "tornare" basta passare in modalità off line. Però...
Però è certo che TORNIAMO ogni volta DIVERSI.

Perché tutta l'informazione che lambiamo un click dopo l'altro è comunicazione e comunicare implica inevitabilmente cambiare qualcosa in chi fruisce del messaggio.

Però il web ha introdotto un grado di libertà al modo di comunicare dei vecchi media: la possibilità di interagire, di lasciare tracce, feedback, like, commenti (e non solo).
Questa riacquistata dimensione di RECIPROCITA’ può rendere la comunicazione ancora proattiva di libertà.

La grande variabile è il fine che sottende alla comunicazione. 
Se questo è solo il profitto, probabilmente, ci muoviamo in un territorio rischioso per la libertà.

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Perché mi chiamo Haydée?



Vi ho già raccontato la storia di Haydée.

Quello che invece non vi ho ancora detto è perché porto questo nome.

Moltissimi anni fa, parlando con un mio amico, scoprii per caso che lui, per gioco, si faceva chiamare Edmond Dantès.
In quel periodo mi sentivo molto legata a questa persona.
Un caro amico, niente più, ma mi piaceva passare del tempo con lui.

Quasi per instaurare un legame più forte, come se un nome avesse questo potere, presi a farmi chiamare Principessa Haydée.
Avevo letto da poco Il conte di Montecristo.

L'amico in questione ha smesso da tempo di chiamarmi così.
Ogni tanto si ricorda di quel soprannome e lo tira fuori quasi per voler rimarcare, che una volta fra di noi c'era un'affinità che ora non c'è più.
Lo usa per prendermi in giro, ecco.
A ben pensarci, ora, quel nick pronunciato da lui mi pare persino ridicolo.

Nonostante tutto quel nomignolo - che ho continuato ad indossare come se fosse un abito comodo, avvolgente, perfetto per me - è sopravvissuto. 
Non tanto per merito mio, che forse l'avrei anche lasciato andare, ma semplicemente perché ho conosciuto qualcuno che di quel nome si è innamorato e quel nome ha continuato ad usare.

C'è insomma chi, ancora oggi, mi chiama Principessa.
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20 ottobre 2015

Cibo Cultura e Identità

Quando nasci in una famiglia di meridionali, fine anni sessanta e ti trovi a immigrare al nord,

quando vivi in una famiglia che ha patito LA FAME nel vero senso della parola, 



quando poi finalmente arriva un modesto lavoro per il capofamiglia che deve mantenere moglie e tre figli, 
la tavola si può imbandire,  il cibo diventa una parte fondamentale:
rappresenta la ricchezza.

Il cibo che ci si poteva permettere era sempre "da poveri" ma c'era.

Ricordo le zampe di gallina che mia mare bruciacchiava sulla fiamma del gas prima di metterle in padella per farle col sugo...
I giorni di festa erano per il vino e la pasta fatta in casa.
 L'olio non va sprecato e lo zucchero va dosato, il pane non si butta mai "è peccato",  raffermo si usa in mille modi e le porzioni nel piatto devono essere abbondanti ma devono essere terminate, altrimenti i ceffoni che volavano.

Vietato dire non mi piace, bisogna mangiare perché quelli del terzo mondo muoiono di fame.

Quando arrivavano i parenti la domenica i complimenti più graditi erano ma che "bella cicciottella" che si è fatta tua figlia.
Certo cicciottella è sinonimo di salute e benessere.



Insomma è difficile cambiare stile di vita, tutte le volte che ci provi vai contro a tutto quello che sei che ti hanno detto di essere.

E della sua importanza ne ho risentito negli anni e penso a quanto è vero quel proverbio che dice:
"Siamo quello che mangiamo".

Anche in questo contesto si può dire che il cibo è cultura e ti identifica!

Leda

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19 ottobre 2015

Cominciare a leggere.

Il mio nuovo progetto? LEGGERE!!!

Si lo so, non sgridatemi, non è la prima volta che ci provo!

Ma come devo fare? Ogni volta, sarà per le scelte sbagliate, non riesco ad appassionarmi a nessuna storia. Che sia un romanzo, un thriller o un giallo...niente....mi vergogno a dirlo ma è così!

Eppure a scuola amavo la poesia, narrativa e antologia, adoravo storia e anche la storia dell'arte, della musica, la vita degli artisti mi affascinava.

Sarà che l'era tecnologica della televisione ha rubato la capacità all'immaginazione e l'immediatezza delle scene a colori, ti fanno già capire tutto: il tempo, gli stati d'animo dei protagonisti, la musica che enfatizza le scene ...

Quando prendo un libro mi bastano poche righe e crollo in un sonno profondo, poi non ho memoria e ogni volta mi tocca andare a rileggermi chi era questo o quello o chi aveva detto cosa.

Ma ora basta!

Ho preso in mano l'ultimo acquisto di mio figlio e ho cominciato a leggere qualche riga aprendo il libro a caso e in pochissimi minuti mi ero letta due pagine: mi ha coinvolta all'istante, mi è subito piaciuto per la scorrevolezza.

Alla sera prima di addormentarmi l'ho aperto e solo conoscere l'autore attraverso l'introduzione ha stimolato la mia curiosità.

Quindi comincio la mia R(i)evolution da qui.

Il libro che mi accingo a leggere è questo:

SATYRICON  di PETRONIO



Mi impegno a portare avanti questo progetto e vi aggiornerò sui miei pensieri sia per quanto riguarda il mio approccio alla lettura, sia con una piccola modestissima recensione sul libro, naturalmente da profana quale sono.

Ringrazio le mie care amiche Margherita, Nikole e Principessa Haydée per l'incoraggiamento.

Leda
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14 ottobre 2015

#quotidieonline 003 – FACEBOOK COME INSIDE OUT


Qualche giorno fa ho letto con molto interesse l’articolo di Riccardo Manzotti su MicroMega intitolato: “Inside Out”, che fine ha fatto il liberoarbitrio? 
Una voce fuori dal coro di ovazioni all’ultima opera Disney: INSIDE OUT


Per chi non lo avesse ancora visto QUI la trama e QUI il trailer. 

Mentre leggevo l’articolo di Manzotti, che per taluni aspetti mi trova d’accordo, ho avuto questa visione:



Perché FACEBOOK dietro un display emozionale immaginato come quello conteso/condiviso dai simpatici 5 personaggi del cartone Disney? 

Se non vi va indovinare potete un leggere ad esempio questo articolo tratto da WIRED:
o questo tratto da Il Sole 24 Ore:

Ma in estrema sintesi ecco il perché della visione:

tra l’11 e il 18 gennaio del 2012 è stato condotto un test dai data scientist dell'azienda di Zuckerberg su circa 700mila persone, ignare, alle quali è stato alterato l'algoritmo che determina cosa viene mostrato nella bacheca della loro pagina FB .

Le cavie sono state suddivise in due gruppi che potremmo chiamare gruppo Gioia e gruppo Tristezza. Al gruppo Gioia sono stati mostrati per il tempo del test solo post positivi, mentre al gruppo Tristezza sono stati propinati solo post negativi. 

Il risultato di questo giochetto sembra si risolva nelle seguenti 2 rilevazioni (o rivelazioni?):

Il gruppo Tristezza ha avuto la tendenza ad abbandonare il social network
Il gruppo Gioia, al contrario, ad alimentarlo di più

''Il motivo per cui abbiamo svolto questa ricerca – giustificano in un post pubblico su Facebook gli scientist che hanno messo a punto il test - è perché ci teniamo all'impatto emotivo di Facebook e alle persone che usano il nostro prodotto''.

Che l'uso del registro emotivo sia delle regole base della manipolazione mediatica lo sanno anche i bambini (Inside Out docet): apre la porta d’accesso all'inconscio per far entrare idee, desideri, compulsioni, o indurre comportamenti e altro ancora.

Credo che il libero arbitrio che richiama Manzotti esista, se noi siamo in grado di sostenerlo.

Vale la pena di fare qualche riflessione in più sul NOSTRO TEMPO IN RETE?
Perché la rete è progresso…ma non per forza.
Il NOSTRO TEMPO IN RETE è materia pregiata per il business BIG DATA.

Come possiamo farne materia pregiata anche per noi?









 .




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13 ottobre 2015

I figli, unico vero amore.

Quando hai un figlio è impossibile non provare un sano egoismo, è un piccolo frugoletto tra le tue braccia, completamente dipendente da te...lo è già da nove mesi.


E' tuo, ne sei gelosa, nessuno conosce meglio di te il suo pianto, lo nutri, lo lavi, lo curi, lo cresci...

Gli insegni l'onestà, il coraggio, la bontà, la fatica, la pazienza, il rispetto, la sincerità...e altri mille valori ancora con il nostro esempio.

Tu semini, semini, ogni giorno, parlando, ridendo, sgridando, giocando, cantando, studiando con lui, raccontandogli storie, parlandogli del mondo, mettendolo in guardia...

Poi arriva un giorno che non sei ancora pronto....eppure sono passati anni...lo sapevi che sarebbe diventato grande, ma tu lo vedi sempre cucciolo.

Invece è un adolescente, comincia a nascondere alcune emozioni, cambia comportamento insieme alla voce, alza muri che vanno costantemente abbattuti.

Questo ti porta a conoscere te stessa veramente e scopri di essere forte, paziente, tollerante...

Devi lasciare che cresca da solo, che prenda il volo che sia libero di decidere se e quando starci vicino, devi rispettare le sue idee e ascoltare senza importi, creando dialogo.

Amare un figlio significa lasciare che sbagli, vederlo soffrire in silenzio e soffrire con lui, capirlo senza intrometterti ed essere presente senza invadere i suoi spazi.

Amare un figlio è fargli sapere che QUALUNQUE cosa succeda troverà le braccia aperte pronte ad accoglierlo per proteggerlo.

Bisogna permettere che impari ad aggiustarsi, che faccia le sue scelte e che si prenda le sue responsabilità e che paghi le conseguenze delle sue azioni.

Ma quanto è difficile quando è tuo figlio, hai paura per ogni cosa, vorresti essere sempre presente invece lo vedi uscire col suo motorino e le ore diventano interminabili, chissà dov'è, con chi è...

Impari a pregare che non succeda niente di grave.

Poi passa ancora qualche tempo e cominci a stare serena, hai seminato bene, torna a casa e ti racconta ogni dettaglio, ti chiede consigli per quanto riguarda il sesso...

 ...e  di nuovo torna facile essere una mamma puoi gioire per i suoi successi, sei fiera di vederlo bello, intelligente, educato, e lo guardi e senti che l'amore che provi è unico e pensi che mai ci potrà essere amore più grande.

Amare un figlio è prendergli la mano e lasciarlo libero di vivere la sua vita.

Leda
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9 ottobre 2015

Riflessioni strampalate sull'arte di scrivere racconti

Qualche tempo fa, parlando di cambiamenti, vi avevo detto che ero entrata a far parte di un circolo di lettura e che questa esperienza mi avrebbe portato a leggere molti libri. In effetti, in questoi ultimo periodo, ho letto molto. Alcuni libri mik sopno piaciuti di più, altri non mi sono piaciuti affatto.


Poi è arrivato il turno del libro che mi ha fatto riflettere "A pesca nelle pozze più profonde" di Paolo Cognetti".
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6 ottobre 2015

Cambiamenti in casa: il balcone


Ci sono eventi, più o meno traumatici, che ti fanno cambiare prospettiva, che ti fanno vedere le cose da un altro punto di vista, più asettico, più distaccato e ti danno quella piccola spinta che ti mancava per fare dei cambiamenti.

Così è successo a me con il balcone della mia camera da pranzo.

Il malore di un vicino, la necessità di spostare un mobile per poter arrivare a soccorrerlo e in poco tempo il terrazzo ha mutato il suo aspetto e io ho visto cose che prima, sorse per pigrizia, non vedevo.

Mi sono resa conto che il terrazzo con la vista migliore era, in pratica, diventato il terrazzo di servizio: quello che serve per stendere, per tenere la scala, dove accantonare i vecchi secchi di vernice incrostata (sì perchè non si sa mai...potrebbero semptre essere utili).


Il terrazza della cucina era quello più curato. Peccato, però, che sia anche il più piccolo e, per sua natura, sarebbe anche l'ideale per essere considerato il terrazzo di servizio.

Così, dopo una notte insonne, è cominciata la rivoluzione degli spazi esterni di casa.

Armata di un grosso sacco della spazzatura ho buttato tutto quello che potevo buttare su entrambi i terrrazzini: vasi vuoti, secchi di vernice... tutto fuori di casa!

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5 ottobre 2015

#quotidieonline - 002 - EFFETTI COLLATERALI


Dita “scalpitanti” e occhio “acceso”, sono online. Ecco magari se accendessi pure il cervello…
Perché ho bisogno di una vita online? Ho mica bisogno raccontarmi? Pare di si.
Leggo svariate recensioni su questo libro uscito già da più di un anno: 
L’istinto di narrare. Come le storie ci hanno resi umani. 
di Jonathan Gottschall (Bollati Boringhieri)

Raccolgo spunti. [da qui]

 L’uomo è l’unico animale…. spontaneamente multiplo…. La finzione narrativa ci plasma….La vera migrazione che l’umanità sta compiendo non è quella verso lontani pianeti, ma verso i continenti fittizi… in questa overdose di virtualità….


L’Homo Sapiens. L’unico ad emozionarsi anche di fronte a informazioni slegate dal “qui ed ora”…

Comprerò il libro per aggiungere nuovi tasselli alla questione spinosa del “bisogno di raccontarsi on line”.
Certo è che il racconto non è la realtà e noi non siamo quello che raccontiamo.
Certo è che se volessi scrivere la mia autobiografia, lo potrei fare senza necessità di connessione.
Ma qui io non ci voglio scrivere pezzi della mia vita e basta.
Qui voglio selezionare, qui dentro non mi deve tornare l’immagine di me stessa che mi viene rimandata dalla realtà.  
E però non dovrà mai succedere che io stia meglio qui che la fuori…
E perché no?

Letture:



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2 ottobre 2015

Haydée



Moltissimi anni fa, ma veramente molti, lessi uno dei più bei libri della mia vita Il conte di Montecristo.

Dice Umberto Eco

Il conte di Montecristo è senz'altro uno dei romanzi più appassionanti che siano mai stati scritti e d'altra parte è uno dei romanzi più mal scritti di tutti i tempi e di tutte le letterature.
...
È una questione di stile, salvo che lo stile narrativo non ha nulla a che vedere con lo stile poetico, o epistolare. Il Grande Amico di Alain Fournier è indubbiamente scritto molto meglio del Montecristo, ma alimenta la fantasia e la sensibilità di pochi, non è immenso come Montecristo, non così omerico, non è destinato a nutrire con pari vigore e durata l'immaginario collettivo. È solo un'opera d'arte. Il Montecristo invece ci dice che, se narrare è un'arte, le regole di quest'arte sono diverse da quelle di altri generi letterari. E che forse si può narrare, e far grande narrativa, senza fare necessariamente quello che la sensibilità moderna chiama opera d'arte.
Ci sono epoche sbilenche, che non pongono capo a un'opera perfetta, ma a un fiume lutulento. Può darsi che non soddisfino le regole dell'estetica, ma soddisfano la funzione fabulatrice, che forse non è così direttamente connessa alla funzione estetica.

Ha ragione Umberto Eco.
Se entri fra queste pagine non ti importa più di nulla.

Questa storia meravigliosa è forse più nota - il libro è un tomo di quasi mille pagine scritte fittissime - grazie alle numerose trasposizioni cinematografiche e televisive che ne sono state fatte.
Trasposizioni che, però, ne hanno modificato in maniera incomprensibile e, dal mio punto di vista, assolutamente ingiustificata il finale.

Certo il mio è un discorso di parte - sono o non sono Haydée? - ma perché toglierla di mezzo in maniera così ignobile? Come si fa ad eliminarla completamente? A favore, poi, di quella insopportabile  Mercedes?
 Insopportabile a  me, si capisce.

La conclusione non è quella.
Fine.

Ma chi è Haydée?

È dunque proprio una principessa?
Lo avete detto, ed è anche una delle più grandi del suo paese.
Non ne dubitavo. Ma in che modo una gran principessa è divenuta schiava?
In qual modo Dionigi il tiranno diventò maestro di scuola? La guerra, mio caro visconte, e il capriccio della sorte.
E il suo nome è un segreto?
Per tutti sì, ma non per voi, mio caro visconte. Siete mio amico, e tacerete, non è vero? Se lo promette ...
Oh, sul mio onore!
Conoscete voi la storia del Pascià di Giannina?
D'Alì-Tebelen? Senza dubbio, poiché fu al suo servizio che mio padre ha fatto fortuna.
È vero, me ne ero dimenticato.
Ebbene, che cosa è Haydée rispetto ad Alì-Tebelen?
Non altro che sua figlia.

Una schiava era dunque diventata Haydée.
Una schiava liberata dalla sua triste sorte da Montecristo.

Ora Haydée, tu sai che sei libera, padrona, regina, puoi conservare il tuo costume, o lasciarlo a tuo piacimento; resterai qui quanto vuoi restarvi, uscirai quando tu voglia; vi sarà sempre una carrozza pronta per te.

Una schiava che sceglie diversamente.

Te l'ho già detto, non voglio vedere alcuno.
Io non ti lascerò mai signore, perché sono sicura che non potrei vivere senza di te.
Povera fanciulla, fra dieci anni io sarò vecchio, e fra dieci anni tu sarai ancora giovane.
Mio padre aveva una lunga barba bianca, e ciò non mi vietava d'amarlo: mio padre aveva sessant'anni, e mi sembrava più bello di tutti i giovani ch'io vedevo.
Orsù, credi che ti abituerai, qui?
Ti vedrò?
Tutti i giorni.
Ebbene che mi domandi, dunque, signore?

Da schiava a schiava volontaria Haydée.
Schiava per amore.

Ci vorrà moltissimo tempo, perché Montecristo si renda conto dell'amore sconfinato della sua principessa.
Ci vorranno anni.

Ma, alla fine, il destino si compie.
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1 ottobre 2015

#quotidieonline - 001 - CONSAPEVOLEZZA



Perchè tutta questa vita online? E perchè io ne ho bisogno?

Il mondo parallelo dei social media mi cattura. E' una questione di opportunità.
Le idee si confondono facilmente e ambirei a fare chiarezza.

Perchè ho bisogno di una vita online? Perchè sono qui?

Ok questa è la premessa. La domanda da cui parte #quotidieonline.

Un viaggio qui dentro lo schermo, punto di partenza e punto di arrivo coincidono. Cosa ci sia nel mezzo non lo so.  
Provo ad immaginare?

Scrivo qui le mie menate...qualcuno prima o poi le legge. 
Magari commenta.
Parte l'effetto Warhol, 15 minuti di notorietà globale per tutti.
E mi piace. 
Sento addosso  una fasulla libertà di comunicare – non scrivo più solo per me, scrivo ad altri
Quanti altri? 1 o 2… recupero autenticità
Ma invece guarda… 10 ….20 …X altri che leggono… a moi?
Ma allora forse….
M A  A L L O R A  F O R S E E E…

Sono nella RETE

E voi? Perchè siete qui?




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30 settembre 2015

Insieme Raccontiamo 1 - Evasione

La partecipazione delle mie amiche Margherita e Leda alla bellissima iniziativa di Patricia (Myrtilla's House) ha fatto venire pure a me la voglia di cimentarmi in questa sfida.

In cosa consiste? Presto detto. Patricia, ogni mese, comincerà un breve racconto e i suoi lettori dovranno terminarlo. 

Le regole per partecipare si trovano qui.


Insieme Raccontiamo 1 - Un libro

Un'amaca all'ombra, una birra gelata, un buon libro. 
Cosa c'è di meglio nelle afose giornate estive?
Quando il sole e l'umidità liberano la pigrizia?
Poi ci si muove ugualmente. 
Basta lasciare la briglia sciolta alla fantasia.
E un buon libro aiuta.
Lo chiuse.
Con la mente prese per mano il protagonista e ...

lo fece uscire, delicatamente, da quello spazio angusto.
Era stata la sua casa per molto tempo, ma ora lo stava soffocando.
Aveva bisogno di aria, di luce, d'amore.
Le sue urla silenziose divoravano il cuore.
Doveva fare qualcosa.
Fece un respiro profondo e tirò.
In un attimo fu tutto finito.

294 caratteri - 50 parole
Ce l'ho fatta!

Se volte leggere tutti gli altri racconti potete andare a dare un'occhiata qui.





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24 settembre 2015

Affondare


È così che mi sento in questo momento, sapete?

E non è che io non sappia nuotare. Senza false modestie devo dire che me la cavo abbastanza bene. Me la caverei, veramente, nel caso le circostanze fossero favorevoli. O quantomeno normali.

Invece, ultimamente, di normale non c'è nulla. Di favorevole ancora meno. Uno schifo insomma.

Quando vedi che la tua vita si sta sfasciando, quando hai la sensazione di essere lì ad un passo dal baratro, quando il timone che, fino all'altro giorno reggevi con grande sicurezza, non risponde più. Beh, forse c'è qualcosa da rivedere.
Io devo rivedere qualcosa.

A partire da me stessa.

Io non mi piaccio più. Un vero peccato, perché - tutto sommato - non sarei neppure malaccio.
Non è semplicemente questione di ciabatte o di tacchi a spillo. Assomiglia di più ad un essere o non essere, ascoltare o ignorare, vivere o morire.

La sfiga è che al centro del mio mondo ci sono io e, se io affondo, tutto affonda con me.

Ho idea che, prossimamente, sarò parecchio impegnata.
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23 settembre 2015

Nonna


Mani accoccolate e stanche,
mani che tengono le mie.
Mani
Le tue mani.
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La chiave

Mi sono svegliata e ho scoperto che vivevo sotto anestesia.
E' capitato molto tempo fa, un giorno apro gli occhi e tutto è finalmente chiaro e mi dico:
"Ma dov'ero ieri? Perché non mi sono accorta che avevo tutto ciò che volevo? Perché me ne accorgo solo ora?"


Bastava solo prendere quella chiave, lì a portata di mano e aprire quella porta che mi portava a conoscere veramente me stessa.
C'è molto dentro di me, c'è forza, coraggio, determinazione, volontà...

Ho sbagliato a credere a chi mi diceva di lasciar perdere, ho sbagliato ad ascoltare tutti quei "non ci riuscirai".

Quelle odiose etichette che ti appioppano, che dicono: sei incostante, non porti niente a termine, ti lasci solo prendere dall'entusiasmo del momento.

Forse era anche vero...Ma diamine un minimo di sostegno!
Perché ridere di me invece di appoggiarmi e darmi la spinta per non mollare?

Forse il motivo per cui fallivo era che facevo sempre le stesse mosse e di conseguenza ottenevo sempre gli stessi risultati.Anche gli obiettivi che mi ponevo erano troppo ambiziosi.

Ma quando le persone che ti dicono questo sono la tua famiglia, ci credi per forza!
Loro parlano per il tuo bene, loro sanno meglio di te chi sei...

Ma tutto quello che ho scoperto oggi di avere dentro di me ce l'avevo anche allora?
Potrebbe anche essere che tutto questo è cresciuto grazie ai loro commenti?

Non lo so e sinceramente non mi interessa più.

Certe volte l'amore impedisce di fare crescere chi amiamo per paura, per tenerlo legato a noi, per egoismo.

Io la chiave l'ho usata e l'ho buttata via, ora sono libera dai vecchi pregiudizi che mi impedivano di volare e volerò.

Leda

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22 settembre 2015

Insieme Raccontiamo 1 - Il profumo del caffè


Ecco! Oggi è proprio uno di quei giorni inutili...me sto qui sul mio divano e non riesco a fare niente.
Nemmeno la voglia di guardare un film o di dormire.
Sono sdraiata, guardo il soffitto, penso a quante cose vorrei e potrei fare e invece  mi perdo nella pigrizia.
Che ne so, forse ci vogliono anche questi giorni, rilassatezza completa, servono per rigenerarci, per riflettere, per pensare bene a cosa fare domani.
Mangiucchio qualcosa, più per riempire un vuoto che per fame e poi penso che sarebbe meglio alzare il culo e darmi una mossa e intanto è già passata un'altra ora...ormai è tardi, cosa vuoi cominciare a fare adesso?

Ripensando alla mia pigrizia mi ricordo di quell'incipit che ci ha dato Mirtilla's House, la cosa mi intriga e butto giù due righe.

Non è che io poi sappia scrivere ma Insieme raccontiamo mi stimola e così prelevo il banner e comincio la mia storia.




..sentii il profumo del caffè, la sua voce suadente mi invitava ad entrare in casa sua, io fingendo timidezza mi lasciai convincere, mi porse la tazzina fumante, mi parlava di cose di cui non ci importava nulla, per il gusto di ridere insieme.
Ogni tanto si divertiva a provocarmi per prendermi in giro, poi finalmente riuscì a prendere coraggio e mi baciò!


Ecco il mio giorno, non più inutile, la mia mente ha fatto un viaggio, un sogno e la mia pigrizia se ne è andata via.

Leda
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21 settembre 2015

Insieme Raccontiamo 1 - Prendersi per mano


Grazie a questo blog ho ripreso il gusto di scrivere non solo liste della spesa e cose da fare. Ho ritrovato il gusto di scrivere per divertirmi, per creare con le parole.

Con questo ritrovato spirito non potevo ignorare la nuova iniziativa di Myrtilla's House.
Continuare una sua storia, creare un finale che mi appartiene e leggerne di altri è stata una occasione troppo ghiotta per non prendere carta e penna e mettermi a scrivere.
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13 settembre 2015

Match Point

Non amo molto il tennis come sport, a me piace lo sport. Mi piacciono le sfide e  quando la sfida serve a raggiungere un obiettivo io sono sempre lì in prima fila a tifare e a commuovermi.

Sì lo ammetto sono di lacrima facile. Non ci posso fare niente, mi immedesimo negli atleti.
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10 settembre 2015

E' tutta una questione di priorità


Margherita, mi ha detto una volta un mio amico degli anni dell'Università, è tutta una questione di priorità. Non puoi far sempre tutto quello che ti salta per la testa. Nella vita bisogna darsi delle priorità.

Io questa cosa non è che l'ho proprio capita subito e infatti ricordo di aver contestato questa sua affermazione. E poi mi ha detto: "vedrai che ho ragione io".
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9 settembre 2015

La lista dei buoni propositi!

Una delle cose che adoro in assoluto è scrivere le liste dei buoni propositi, e non ditemi che non l'avete mai fatto che non ci credo!

...da lunedì inizio la dieta; questo mese mi iscrivo in palestra; smetto di mangiarmi le unghie ecc...
Settembre per quasi tutte le persone che conosco è l'inizio dell'anno, sarà che comincia la scuola e cambiano i ritmi e di conseguenza si cerca di trovare un progetto da portare avanti durante il periodo invernale...
Fatto sta che ho trovato un blog che mi ha fulminato, e ve lo voglio assolutamente presentare si chiama "Ai Piedi del Carrubo". Il post in questione è il Progetto Felicità ve lo consiglio vivamente.

Parla di come volersi bene e di come praticamente poterlo realizzare con una tabella da scaricare con Drop Box per tenere on line il programma e depennarlo giornalmente.

Il solo modo per stare bene con se stessi è amarsi prendendosi cura di se stessi e non c'è nulla di meno egoistico perché se ci si ama tutto intorno a noi funziona: la casa, la famiglia e il lavoro quindi che aspettate? Più siamo più ci divertiamo!
Naturalmente io l'ho già aggiornato e voi che fate? Non volete rigenerarvi con la lista dei buoni propositi?

Leda
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6 settembre 2015

Momenti


Il dolore di oggi fa parte della felicità di ieri. 
(Viaggio in Inghilterra)

Ci sono momenti, che vale la pena vivere, anche se portano dolore.

Attimi scolpiti nell’anima, istanti tatuati nel cuore, palpiti incisi su una pietra.

Sono parte di noi a tal punto, che sono noi, diventano noi, perché noi, in fondo, viviamo solo per quelli.

Purissimi come l’acqua cristallina di un laghetto di montagna e selvaggi come un prato d’alta quota, su cui corrono cavalli imbizzarriti, riescono a squarciare il cielo più nero, liberando i raggi della luna dalle sue catene.

Abbandonare la speranza di viverli, significherebbe morire.


Io voglio vivere.
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4 settembre 2015

Da dove incomincio




Questa frase mi perseguita.
Mi perseguita non riuscire a tradurre in azione il suo significato.
Scomparire a noi stessi.                      
A che serve?
A me serve. Perchè se ci riuscissi potrei interrompere alcuni automatismi fatali.                    
Uno per tutti: quello di prendermi per il culo.

Ho provato a scappare ma non funziona. Ho provato a evitarmi ma non riesco a smettere di essere quello che ho imparato ad essere.
Semplicemente mi sono rotta di essere così.
Da dove incomincio a sbattermi fuori dalla mia vita?
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2 settembre 2015

Anime virtuali tangibili.

Quando con le mie amate ragazze di ventura abbiamo deciso di aprire questo blog,
non credevo che mi riempisse così tanto l'anima.

Scoprirle, saperle fragili e poi forti...le loro parole, non sono solo parole, hanno un peso:
si mettono a nudo, si confrontano e conoscendole così diverse e così simili ne aumenta il valore.

Poi ci sono le mie, di parole, che diventano una sorta di terapia, forse è così per tutti.
Scrivo soprattutto per me perché ho bisogno di chiarezza e vedere nero su bianco mi aiuta a concretizzare i pensieri, a rendere reale un sogno;
a scoprire quanto sia semplice affrontare le fasi della vita se quando chi legge ti dice la sua visuale, ti fa realizzare di non essere sola.


E adesso in pochissimo tempo, il giro si amplia, si fanno nuove conoscenze, si conoscono nuovi blog con post apparentemente superficiali ma che racchiudono pensieri che mi accorgo essere più comuni di quello che pensavo e il più delle volte mi toccano profondamente.

Dopo averli letti chiudo il pc, mi accingo a svolgere i miei lavori quotidiani e la mente vola, mi ritrovo a riflettere su una parola, una frase che mi ha particolarmente colpito e mi accorgo di quante sfaccettature ha uno stesso argomento.

Penso a chi sta dietro lo schermo, se prova gli stessi sentimenti che provo io, se si accorge di quanto è importante la sua opinione, non tanto per sapere se è d'accordo o meno ma solo per trovarci anche solo un istante a toccarci virtualmente.

Anche questo è per me R(i)EVOLUTION: un modo nuovo di vedere le cose e se non ci arrivo io ci sono i commenti, i pensieri di chi le cose le ha vissute o solo ascoltate ma in ogni caso c'è comunicazione, c'è una sorta di filo che ci unisce e posso finalmente allargare i miei orizzonti e togliere i paraocchi dal mio piccolo mondo.

Leda
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31 agosto 2015

Dire di no


Dire di no è un diritto.

Ed è perfettamente inutile tirare fuori se e ma. Non ci sono né sema che tengano.

Che cosa c’è di sbagliato nel voler dire di no?

Perché, se io ho voglia di dire no, devo pure spiegare il perché lo dico, mentre, se dico , non vengono richieste giustificazioni? No, spiegatemelo, perché davvero non ci arrivo.

O spiego o non spiego. O vi interessa conoscere le mie motivazioni, e allora ve le ascoltate tutte una per una e in entrambi i casi, oppure non ve ne può fregare di meno e a quel punto è meglio che io risparmi il fiato.

Dire di no, quando per una vita hai detto sempre e solo , al massimo un poco convinto ni, non senza esserti fatta pure degli scrupoli oltretutto, può creare, ve lo assicuro, lo sconcerto attorno a voi. Vieni guardata con curiosità, come una animale esotico, un oggetto bizzarro, un personaggio stravagante.

Passata la sorpresa iniziale, siatene certi, la fase due arriva puntualmente e l’interlocutore, ormai compreso nel ruolo di redentore, comincia ad esporti i motivi per cui tu dovresti cambiare idea, i vantaggi e i benefici che ne avresti nel modificare la tua opinione, l’indubbio giovamento che ne trarresti nel comportarti in maniera diversa da quanto suggerito dalla tua testa e dal tuo cuore.

Le strade percorribili, a questo punto, sono due. Magari pure tre. Cedere sventolando subito bandiera bianca; arretrare in posizione difensiva, ma senza aver più il coraggio o la voglia  o la capacità di contrattaccare; armarsi di coraggio, determinati, sicuri o inconscienti, e andare diritti per la propria strada, costi quel che costi.

Ci sono periodi nella vita in cui dire sempre di sì ti pare normale, in verità non ti poni neppure il problema, perché senti che è giusto fare così, a volte magari storci un po’ il naso, ma in fondo va bene. Rinunciare, fare compromessi, semplificare. Ma anche accontentare, assecondare, compiacere.

Ci sono poi altri momenti in cui cominci ad essere insofferente, in cui cominci ad analizzare, a porti domande, a renderti conto che qualcosa non torna e allora, spesso andando allo sbaraglio, cominci a scagliare frecce, a dare mazzate, a colpire senza quasi vedere il bersaglio, perché sai che c’è da qualche parte, ma è troppo lontano per andare a segno.

Infine arrivi ad un punto tale, dopo esserti allenato per anni ad affinare la tua arte, dopo aver addestrato e preparato l’esercito, dopo aver focalizzato l’obiettivo, in cui senti di essere pronto per la battaglia finale. Così, sfoderando un’arma molto più sofisticata e molto più distruttiva, sferri l’attacco.

E lanci la bomba.

No.
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30 agosto 2015

Il viaggio, la scoperta, lo stupore


Passeggiando in montagna di mattina presto, per permettere ai primi raggi del sole di scaldare la pelle senza bruciare, si riesce a non pensare a niente.
Si riesce a concentrarsi sulle piccole cose.
Sulla natura che ci circonda che non è mai banale e che a osservare bene si scoprono meraviglie.
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26 agosto 2015

Ricomincio a leggere


Sono reduce da un lungo periodo di non lettura. Sono rimasta tutto l'inverno, e a dire la verità anche l'autunno e la primavera, senza un libro in mano. Un po' perché non ne avevo tempo, un po' perché non ne avevo voglia, un po' perché ho letto molto per mio figlio e mi sono accontentata di quelle letture che ora sono a metà tra romanzo breve e racconto, sono passati i mesi e la voglia di leggere non c'è stata.
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24 agosto 2015

Si volta pagina.

Ad un certo punto della mia vita, a cadenze non fisse ma frequenti mi trovo a tirar giù il punto della situazione a decidere tutto quello che vorrei cambiare a partire dall'alimentazione, dall'aspetto fisico ma anche dal modo di pormi verso gli altri .

Prendo quaderno e matita e tiro giù un'elenco, orari da cambiare, cose da fare, brutte abitudini da eliminare. Sembra quasi che se lo scrivo diventi un contratto da rispettare!



Sicuramente cerco approvazione, voglio sentirmi parte di un gruppo, voglio piacere alle persone, voglio essere visibile.

Più di una volta ci sono riuscita per un brevissimo periodo, poi c'era sempre qualcosa che mi faceva mollare: non mi riconoscevo!

Ogni volta era come se recitassi un ruolo e anche se ero cambiata parecchio fisicamente, nel taglio di capelli, nel trucco e le persone mi facevano i complimenti, c'era qualcosa che stonava che mi diceva:"stai mentendo, quella non sei tu".

Naturalmente era comodo appoggiarsi alle scuse che trovavo, evitare la "fatica" che mi toccava fare per lavorare su me stessa, così ritornavo ad essere la solita, col sorriso sulle labbra e un'amarezza che mi accompagnava perennemente che mi ricordava la sconfitta, il fallimento.

Per anni ho creduto di non avere carattere e mi sono rassegnata e lì forse ho davvero recitato una parte, ho soffocato quella vocina che ogni tanto usciva fuori e per non sentirla la ricacciavo giù, la ingoiavo insieme alla cioccolata fino a pesare molti chili... ero finalmente visibile?

Probabilmente le mie motivazioni non erano abbastanza forti: non dovevo cambiare per piacere agli altri, per indossare un abito più piccolo...

Ci sono voluti parecchi anni, ogni volta ho creduto di farcela, ogni volta il quadro era più chiaro, mi sono affidata a esperti che sono stati molto utili per darmi una valutazione obiettiva, anche parlare con gli amici è stato importante per analizzarmi.

E così mi ritrovo col mio quaderno, volto pagina e ci riprovo per l'ennesima volta.

Il viaggio per la mia rivoluzione personale è iniziato già da qualche mese ed è ancora presto per dire ce l'ho fatta, la strada è tortuosa e chissà quante sfide ancora mi si presenteranno.

Ma sarà che ho imparato a non fare più gli stessi sbagli, ora sta funzionando perché ho cambiato essenzialmente il modo di vedere le cose:
non sto facendo "fatica"se così fosse avrei già perso in partenza, sto semplicemente dimostrando che tengo a me e questa è sicuramente già una vittoria.

Leda
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13 agosto 2015

Davanti allo specchio

Mi sono fermata davanti allo specchio e ho cominciato a guardarmi, sono rimasta immobile per non so quanto tempo,ho voluto osservarmi bene, come quando si fissa una fotografia e quell'immagine ti rimane impressa per sempre e ogni volta che la penserai sarai così.

Ho guardato i miei occhi, a lungo, intensamente, come a cercare chi abitasse dentro di loro e ci ho ritrovato una ragazzina piena di sogni e speranze con un sacco di prospettive e desideri e di aspettative;

poi ho osservato i lineamenti del viso, la pelle luminosa e mi sono riscoperta bella, 
le mie piccole prime rughe che cominciano a disegnarsi sul volto e che mi ricordano di essere una donna, una donna vera!

Che sensazione fantastica è scoprirsi donna e al tempo stesso non aver perso la curiosità per ciò che ancora devo vivere e ritrovare un poco della mia adolescenza, quasi un controsenso.

Il corpo dimostra esattamente l'età che ho, è anche parecchio trascurato, ma poi ho posto l'attenzione nuovamente sul viso e la smorfia di disapprovazione che stavo inconsapevolmente facendo si è trasformata in un accenno di sorriso che mi ha stupita...stavo pensando che sono ancora in tempo a migliorarmi e che non mi importa poi più di tanto, ora voglio gustarmi il mio nuovo potere:

quello di avere la libertà di essere me stessa, libera da ciò che pensano gli altri, libera dalle etichette che inevitabilmente ti appioppano.

Io sono solo ciò che voglio essere e le persone se ne accorgono quando abbiamo energia positiva.

Ci vuole davvero poco a vedere il mondo con occhi diversi
Prendiamo uno specchio e lasciamo uscire dall'anima chi vogliamo essere e chi siamo davvero.


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