31 ottobre 2015

Donne in rinascita

Io ho cominciato dai capelli, poi una maglietta nuova insieme alla dieta...oggi sono già 15 chili in meno.


 Una rinascita che fa stare bene.

Leda
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25 ottobre 2015

Insieme Raccontamo 2 - La fatina del Mondo all'Ingiù





Saranno gli anni trascorsi a leggere a mio figlio favole, saranno i bellissimi albi illunstrati che da sei anni a questa parte mi passano tra le mani, ma io quando ho letto l'incipit del racconto di Patricia non ho potuto non pensare alla protagonista come a una fatina di un mondo sottosopra.
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Attenti alle diete.

Non accettare il proprio corpo è veramente una cosa difficile da vivere specialmente se si fa un lavoro che ti porta a stare in mezzo alla gente e sei un'adolescente.

Pensi sempre che qualcuno ti giudichi per quello che appari e molto spesso è così...io in realtà non ero grassa, ero robusta, cicciottella, soda e tonica ma qualcosa nel mio cervello mi diceva che ero enorme obesa e addirittura lo credevo guardandomi allo specchio.

A tredici anni di colpo mi arriva il primo ciclo mestruale e mi spuntano le tette:
 in tre mesi porto una quinta!
Ma vi rendete conto?

Alte, belle, grosse, sode, tonde... da invidia se ci ripenso oggi,
ma addosso a me le vedevo enormi, ingombranti, pesanti e siccome lavoravo in un ristorante ed dovevo usare la camicetta come divisa, tutti gli uomini e ragazzi alla quale servivo i piatti non potevano fare a meno di guardarle.

immagine presa dal web
Questo mi provocava imbarazzo, ero sempre con le guance rosse, e siccome ero ragazzina si divertivano a punzecchiarmi con battutine, carine e tenere ed io più mi arrabbiavo più loro ci scherzavano su.
Così comincia la mia ossessione:
 la DIETA!

Comincio a leggere i giornali, tutte diete fai da te, la dieta del minestrone, quella della cipolla;
 i beveroni: ai tempi c'era slim fast (c'è ancora?),  herba life, che era vietata la vendita in Italia e arrivava sottobanco dalla Spagna: mi sentivo una fuorilegge.

 E' un continuo altalenarsi di periodi in cui mangio al punto di vomitare e altri in cui seguo perfettamente un regime dietetico alimentare che mi fa dimagrire  ma che non risolve i problemi che ho nella testa.
 Quindi rimangio perché sono stanca di fare la dieta e ogni volta il peso riacquistato è maggiore.

Un cane che si morde la coda!

Come uscirne? Tutti mi dicevano:" Ma stai bene così!" ; "Ma che dieta devi fare?"
"Ma sei alta!"e così via. 
Un po' la gola, un po' la scarsa forza di carattere credo, rinunciavo facilmente.

Fino a quando decisi seriamente di aver bisogno di un professionista e mi affidai a lui.
Avevo 18 anni ormai,  mi prescrive una dieta iperproteica da seguire per 20 giorni ed io, specialmente per non deludere il mio fidanzato che ha pagato la parcella, non ho sgarrato.

Venti giorni dopo mi ripresento e addirittura lui ne rimane stupito: 
da 76  a 67 chili. Ben 9 chili in meno.

Come c'ero riuscita? Pensavo ogni giorno: ancora 15 giorni...ancora 14 giorni...ancora domani...
E POI??? SI RICOMINCIANO LE ABBUFFATE???
 Ma che senso ha questo ragionamento?
I 15 giorni successivi andavo in ferie, secondo voi: avrei potuto fare la dieta?
Tutte le sere un gelato enorme con panna montata, fragole, banana split ...
Insomma, rientro e mi trova con 6 chili in più.

"Pazienza", mi dice, "ripeti altri 20 giorni e ci rivediamo".

Ne sono bastati 2 di giorni, mi sono svegliata, mi sono seduta sul letto e quando ho cercato di alzarmi avevo la schiena bloccata, non riuscivo ad addrizzarla, un dolore lancinante:
Avevo scoperto cosa erano le coliche renali.
(e mi era andata ancora bene)

A quel punto: pronto soccorso, ricovero di 10 giorni, flebo ecc.. e il medico al momento delle dimissioni mi proibisce qualsiasi dieta per almeno 2 anni.

Ricordo il bel sorriso che gli feci.
Leda

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24 ottobre 2015

Insieme raccontiamo 2- Nostalgia


Riparte la sfida letteraria che ci sta appassionando, grazie a Patricia Moll che ci sa stimolare con i suoi incipit davvero curiosi.
Questa volta pensavo di passare la mano ma poi ho detto".. e dai vediamo cosa ne viene fuori questa volta".

Ecco l'incipit:

Il mondo alla rovescia.

Quando l'ultimo sole tramontò ad est e la prima luna sorse ad ovest col suo tutù fatto di nuvole giallastre, finalmente si alzò. Si stirò. Era ora di muoversi. Abitante della notte, si muoveva a suo agio nell'oscurità.
Ma nel suo mondo era sempre così. Tutto al contrario. troppo facile altrimenti.

Ed eccolo qui il mio finale.





Si intrufolò in un bar, tutti lo guardarono straniti, di certo il suo atteggiamento incuteva timore, quello sguardo aggressivo...ordinò un cicchetto.
Il juke-box suonava un pezzo di tanto tempo fa, ripensò al passato e rimpianse quei giorni, quando tutto filava liscio e le cose andavano nel verso giusto.

Leda
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21 ottobre 2015

#quotidieonline 004 – NAVIGARE A VISTA



Quanti modi di navigare esistono?
Dipende.
In rete diventiamo tutti esploratori, intraprendiamo un viaggio alla ricerca di qualcosa (che può essere o meno definito inizialmente) ma non sappiamo bene a priori dove approderemo.
Possiamo aver tracciato una rotta ma, spesso, altro ci attrae. L'informazione è tanta, è efficace, studiata ad hoc per distrarre la nostra attenzione.
Difficile non lasciarsi incuriosire, difficile non perdersi nel seducente oceano di informazione che è il web. Noi esploratori virtuali abbiamo (quanti?) infiniti luoghi su cui approdare.

Il pericolo non è certo perdersi. Per "tornare" basta passare in modalità off line. Però...
Però è certo che TORNIAMO ogni volta DIVERSI.

Perché tutta l'informazione che lambiamo un click dopo l'altro è comunicazione e comunicare implica inevitabilmente cambiare qualcosa in chi fruisce del messaggio.

Però il web ha introdotto un grado di libertà al modo di comunicare dei vecchi media: la possibilità di interagire, di lasciare tracce, feedback, like, commenti (e non solo).
Questa riacquistata dimensione di RECIPROCITA’ può rendere la comunicazione ancora proattiva di libertà.

La grande variabile è il fine che sottende alla comunicazione. 
Se questo è solo il profitto, probabilmente, ci muoviamo in un territorio rischioso per la libertà.

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Perché mi chiamo Haydée?



Vi ho già raccontato la storia di Haydée.

Quello che invece non vi ho ancora detto è perché porto questo nome.

Moltissimi anni fa, parlando con un mio amico, scoprii per caso che lui, per gioco, si faceva chiamare Edmond Dantès.
In quel periodo mi sentivo molto legata a questa persona.
Un caro amico, niente più, ma mi piaceva passare del tempo con lui.

Quasi per instaurare un legame più forte, come se un nome avesse questo potere, presi a farmi chiamare Principessa Haydée.
Avevo letto da poco Il conte di Montecristo.

L'amico in questione ha smesso da tempo di chiamarmi così.
Ogni tanto si ricorda di quel soprannome e lo tira fuori quasi per voler rimarcare, che una volta fra di noi c'era un'affinità che ora non c'è più.
Lo usa per prendermi in giro, ecco.
A ben pensarci, ora, quel nick pronunciato da lui mi pare persino ridicolo.

Nonostante tutto quel nomignolo - che ho continuato ad indossare come se fosse un abito comodo, avvolgente, perfetto per me - è sopravvissuto. 
Non tanto per merito mio, che forse l'avrei anche lasciato andare, ma semplicemente perché ho conosciuto qualcuno che di quel nome si è innamorato e quel nome ha continuato ad usare.

C'è insomma chi, ancora oggi, mi chiama Principessa.
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20 ottobre 2015

Cibo Cultura e Identità

Quando nasci in una famiglia di meridionali, fine anni sessanta e ti trovi a immigrare al nord,

quando vivi in una famiglia che ha patito LA FAME nel vero senso della parola, 



quando poi finalmente arriva un modesto lavoro per il capofamiglia che deve mantenere moglie e tre figli, 
la tavola si può imbandire,  il cibo diventa una parte fondamentale:
rappresenta la ricchezza.

Il cibo che ci si poteva permettere era sempre "da poveri" ma c'era.

Ricordo le zampe di gallina che mia mare bruciacchiava sulla fiamma del gas prima di metterle in padella per farle col sugo...
I giorni di festa erano per il vino e la pasta fatta in casa.
 L'olio non va sprecato e lo zucchero va dosato, il pane non si butta mai "è peccato",  raffermo si usa in mille modi e le porzioni nel piatto devono essere abbondanti ma devono essere terminate, altrimenti i ceffoni che volavano.

Vietato dire non mi piace, bisogna mangiare perché quelli del terzo mondo muoiono di fame.

Quando arrivavano i parenti la domenica i complimenti più graditi erano ma che "bella cicciottella" che si è fatta tua figlia.
Certo cicciottella è sinonimo di salute e benessere.



Insomma è difficile cambiare stile di vita, tutte le volte che ci provi vai contro a tutto quello che sei che ti hanno detto di essere.

E della sua importanza ne ho risentito negli anni e penso a quanto è vero quel proverbio che dice:
"Siamo quello che mangiamo".

Anche in questo contesto si può dire che il cibo è cultura e ti identifica!

Leda

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19 ottobre 2015

Cominciare a leggere.

Il mio nuovo progetto? LEGGERE!!!

Si lo so, non sgridatemi, non è la prima volta che ci provo!

Ma come devo fare? Ogni volta, sarà per le scelte sbagliate, non riesco ad appassionarmi a nessuna storia. Che sia un romanzo, un thriller o un giallo...niente....mi vergogno a dirlo ma è così!

Eppure a scuola amavo la poesia, narrativa e antologia, adoravo storia e anche la storia dell'arte, della musica, la vita degli artisti mi affascinava.

Sarà che l'era tecnologica della televisione ha rubato la capacità all'immaginazione e l'immediatezza delle scene a colori, ti fanno già capire tutto: il tempo, gli stati d'animo dei protagonisti, la musica che enfatizza le scene ...

Quando prendo un libro mi bastano poche righe e crollo in un sonno profondo, poi non ho memoria e ogni volta mi tocca andare a rileggermi chi era questo o quello o chi aveva detto cosa.

Ma ora basta!

Ho preso in mano l'ultimo acquisto di mio figlio e ho cominciato a leggere qualche riga aprendo il libro a caso e in pochissimi minuti mi ero letta due pagine: mi ha coinvolta all'istante, mi è subito piaciuto per la scorrevolezza.

Alla sera prima di addormentarmi l'ho aperto e solo conoscere l'autore attraverso l'introduzione ha stimolato la mia curiosità.

Quindi comincio la mia R(i)evolution da qui.

Il libro che mi accingo a leggere è questo:

SATYRICON  di PETRONIO



Mi impegno a portare avanti questo progetto e vi aggiornerò sui miei pensieri sia per quanto riguarda il mio approccio alla lettura, sia con una piccola modestissima recensione sul libro, naturalmente da profana quale sono.

Ringrazio le mie care amiche Margherita, Nikole e Principessa Haydée per l'incoraggiamento.

Leda
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14 ottobre 2015

#quotidieonline 003 – FACEBOOK COME INSIDE OUT


Qualche giorno fa ho letto con molto interesse l’articolo di Riccardo Manzotti su MicroMega intitolato: “Inside Out”, che fine ha fatto il liberoarbitrio? 
Una voce fuori dal coro di ovazioni all’ultima opera Disney: INSIDE OUT


Per chi non lo avesse ancora visto QUI la trama e QUI il trailer. 

Mentre leggevo l’articolo di Manzotti, che per taluni aspetti mi trova d’accordo, ho avuto questa visione:



Perché FACEBOOK dietro un display emozionale immaginato come quello conteso/condiviso dai simpatici 5 personaggi del cartone Disney? 

Se non vi va indovinare potete un leggere ad esempio questo articolo tratto da WIRED:
o questo tratto da Il Sole 24 Ore:

Ma in estrema sintesi ecco il perché della visione:

tra l’11 e il 18 gennaio del 2012 è stato condotto un test dai data scientist dell'azienda di Zuckerberg su circa 700mila persone, ignare, alle quali è stato alterato l'algoritmo che determina cosa viene mostrato nella bacheca della loro pagina FB .

Le cavie sono state suddivise in due gruppi che potremmo chiamare gruppo Gioia e gruppo Tristezza. Al gruppo Gioia sono stati mostrati per il tempo del test solo post positivi, mentre al gruppo Tristezza sono stati propinati solo post negativi. 

Il risultato di questo giochetto sembra si risolva nelle seguenti 2 rilevazioni (o rivelazioni?):

Il gruppo Tristezza ha avuto la tendenza ad abbandonare il social network
Il gruppo Gioia, al contrario, ad alimentarlo di più

''Il motivo per cui abbiamo svolto questa ricerca – giustificano in un post pubblico su Facebook gli scientist che hanno messo a punto il test - è perché ci teniamo all'impatto emotivo di Facebook e alle persone che usano il nostro prodotto''.

Che l'uso del registro emotivo sia delle regole base della manipolazione mediatica lo sanno anche i bambini (Inside Out docet): apre la porta d’accesso all'inconscio per far entrare idee, desideri, compulsioni, o indurre comportamenti e altro ancora.

Credo che il libero arbitrio che richiama Manzotti esista, se noi siamo in grado di sostenerlo.

Vale la pena di fare qualche riflessione in più sul NOSTRO TEMPO IN RETE?
Perché la rete è progresso…ma non per forza.
Il NOSTRO TEMPO IN RETE è materia pregiata per il business BIG DATA.

Come possiamo farne materia pregiata anche per noi?









 .




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13 ottobre 2015

I figli, unico vero amore.

Quando hai un figlio è impossibile non provare un sano egoismo, è un piccolo frugoletto tra le tue braccia, completamente dipendente da te...lo è già da nove mesi.


E' tuo, ne sei gelosa, nessuno conosce meglio di te il suo pianto, lo nutri, lo lavi, lo curi, lo cresci...

Gli insegni l'onestà, il coraggio, la bontà, la fatica, la pazienza, il rispetto, la sincerità...e altri mille valori ancora con il nostro esempio.

Tu semini, semini, ogni giorno, parlando, ridendo, sgridando, giocando, cantando, studiando con lui, raccontandogli storie, parlandogli del mondo, mettendolo in guardia...

Poi arriva un giorno che non sei ancora pronto....eppure sono passati anni...lo sapevi che sarebbe diventato grande, ma tu lo vedi sempre cucciolo.

Invece è un adolescente, comincia a nascondere alcune emozioni, cambia comportamento insieme alla voce, alza muri che vanno costantemente abbattuti.

Questo ti porta a conoscere te stessa veramente e scopri di essere forte, paziente, tollerante...

Devi lasciare che cresca da solo, che prenda il volo che sia libero di decidere se e quando starci vicino, devi rispettare le sue idee e ascoltare senza importi, creando dialogo.

Amare un figlio significa lasciare che sbagli, vederlo soffrire in silenzio e soffrire con lui, capirlo senza intrometterti ed essere presente senza invadere i suoi spazi.

Amare un figlio è fargli sapere che QUALUNQUE cosa succeda troverà le braccia aperte pronte ad accoglierlo per proteggerlo.

Bisogna permettere che impari ad aggiustarsi, che faccia le sue scelte e che si prenda le sue responsabilità e che paghi le conseguenze delle sue azioni.

Ma quanto è difficile quando è tuo figlio, hai paura per ogni cosa, vorresti essere sempre presente invece lo vedi uscire col suo motorino e le ore diventano interminabili, chissà dov'è, con chi è...

Impari a pregare che non succeda niente di grave.

Poi passa ancora qualche tempo e cominci a stare serena, hai seminato bene, torna a casa e ti racconta ogni dettaglio, ti chiede consigli per quanto riguarda il sesso...

 ...e  di nuovo torna facile essere una mamma puoi gioire per i suoi successi, sei fiera di vederlo bello, intelligente, educato, e lo guardi e senti che l'amore che provi è unico e pensi che mai ci potrà essere amore più grande.

Amare un figlio è prendergli la mano e lasciarlo libero di vivere la sua vita.

Leda
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9 ottobre 2015

Riflessioni strampalate sull'arte di scrivere racconti

Qualche tempo fa, parlando di cambiamenti, vi avevo detto che ero entrata a far parte di un circolo di lettura e che questa esperienza mi avrebbe portato a leggere molti libri. In effetti, in questoi ultimo periodo, ho letto molto. Alcuni libri mik sopno piaciuti di più, altri non mi sono piaciuti affatto.


Poi è arrivato il turno del libro che mi ha fatto riflettere "A pesca nelle pozze più profonde" di Paolo Cognetti".
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6 ottobre 2015

Cambiamenti in casa: il balcone


Ci sono eventi, più o meno traumatici, che ti fanno cambiare prospettiva, che ti fanno vedere le cose da un altro punto di vista, più asettico, più distaccato e ti danno quella piccola spinta che ti mancava per fare dei cambiamenti.

Così è successo a me con il balcone della mia camera da pranzo.

Il malore di un vicino, la necessità di spostare un mobile per poter arrivare a soccorrerlo e in poco tempo il terrazzo ha mutato il suo aspetto e io ho visto cose che prima, sorse per pigrizia, non vedevo.

Mi sono resa conto che il terrazzo con la vista migliore era, in pratica, diventato il terrazzo di servizio: quello che serve per stendere, per tenere la scala, dove accantonare i vecchi secchi di vernice incrostata (sì perchè non si sa mai...potrebbero semptre essere utili).


Il terrazza della cucina era quello più curato. Peccato, però, che sia anche il più piccolo e, per sua natura, sarebbe anche l'ideale per essere considerato il terrazzo di servizio.

Così, dopo una notte insonne, è cominciata la rivoluzione degli spazi esterni di casa.

Armata di un grosso sacco della spazzatura ho buttato tutto quello che potevo buttare su entrambi i terrrazzini: vasi vuoti, secchi di vernice... tutto fuori di casa!

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5 ottobre 2015

#quotidieonline - 002 - EFFETTI COLLATERALI


Dita “scalpitanti” e occhio “acceso”, sono online. Ecco magari se accendessi pure il cervello…
Perché ho bisogno di una vita online? Ho mica bisogno raccontarmi? Pare di si.
Leggo svariate recensioni su questo libro uscito già da più di un anno: 
L’istinto di narrare. Come le storie ci hanno resi umani. 
di Jonathan Gottschall (Bollati Boringhieri)

Raccolgo spunti. [da qui]

 L’uomo è l’unico animale…. spontaneamente multiplo…. La finzione narrativa ci plasma….La vera migrazione che l’umanità sta compiendo non è quella verso lontani pianeti, ma verso i continenti fittizi… in questa overdose di virtualità….


L’Homo Sapiens. L’unico ad emozionarsi anche di fronte a informazioni slegate dal “qui ed ora”…

Comprerò il libro per aggiungere nuovi tasselli alla questione spinosa del “bisogno di raccontarsi on line”.
Certo è che il racconto non è la realtà e noi non siamo quello che raccontiamo.
Certo è che se volessi scrivere la mia autobiografia, lo potrei fare senza necessità di connessione.
Ma qui io non ci voglio scrivere pezzi della mia vita e basta.
Qui voglio selezionare, qui dentro non mi deve tornare l’immagine di me stessa che mi viene rimandata dalla realtà.  
E però non dovrà mai succedere che io stia meglio qui che la fuori…
E perché no?

Letture:



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2 ottobre 2015

Haydée



Moltissimi anni fa, ma veramente molti, lessi uno dei più bei libri della mia vita Il conte di Montecristo.

Dice Umberto Eco

Il conte di Montecristo è senz'altro uno dei romanzi più appassionanti che siano mai stati scritti e d'altra parte è uno dei romanzi più mal scritti di tutti i tempi e di tutte le letterature.
...
È una questione di stile, salvo che lo stile narrativo non ha nulla a che vedere con lo stile poetico, o epistolare. Il Grande Amico di Alain Fournier è indubbiamente scritto molto meglio del Montecristo, ma alimenta la fantasia e la sensibilità di pochi, non è immenso come Montecristo, non così omerico, non è destinato a nutrire con pari vigore e durata l'immaginario collettivo. È solo un'opera d'arte. Il Montecristo invece ci dice che, se narrare è un'arte, le regole di quest'arte sono diverse da quelle di altri generi letterari. E che forse si può narrare, e far grande narrativa, senza fare necessariamente quello che la sensibilità moderna chiama opera d'arte.
Ci sono epoche sbilenche, che non pongono capo a un'opera perfetta, ma a un fiume lutulento. Può darsi che non soddisfino le regole dell'estetica, ma soddisfano la funzione fabulatrice, che forse non è così direttamente connessa alla funzione estetica.

Ha ragione Umberto Eco.
Se entri fra queste pagine non ti importa più di nulla.

Questa storia meravigliosa è forse più nota - il libro è un tomo di quasi mille pagine scritte fittissime - grazie alle numerose trasposizioni cinematografiche e televisive che ne sono state fatte.
Trasposizioni che, però, ne hanno modificato in maniera incomprensibile e, dal mio punto di vista, assolutamente ingiustificata il finale.

Certo il mio è un discorso di parte - sono o non sono Haydée? - ma perché toglierla di mezzo in maniera così ignobile? Come si fa ad eliminarla completamente? A favore, poi, di quella insopportabile  Mercedes?
 Insopportabile a  me, si capisce.

La conclusione non è quella.
Fine.

Ma chi è Haydée?

È dunque proprio una principessa?
Lo avete detto, ed è anche una delle più grandi del suo paese.
Non ne dubitavo. Ma in che modo una gran principessa è divenuta schiava?
In qual modo Dionigi il tiranno diventò maestro di scuola? La guerra, mio caro visconte, e il capriccio della sorte.
E il suo nome è un segreto?
Per tutti sì, ma non per voi, mio caro visconte. Siete mio amico, e tacerete, non è vero? Se lo promette ...
Oh, sul mio onore!
Conoscete voi la storia del Pascià di Giannina?
D'Alì-Tebelen? Senza dubbio, poiché fu al suo servizio che mio padre ha fatto fortuna.
È vero, me ne ero dimenticato.
Ebbene, che cosa è Haydée rispetto ad Alì-Tebelen?
Non altro che sua figlia.

Una schiava era dunque diventata Haydée.
Una schiava liberata dalla sua triste sorte da Montecristo.

Ora Haydée, tu sai che sei libera, padrona, regina, puoi conservare il tuo costume, o lasciarlo a tuo piacimento; resterai qui quanto vuoi restarvi, uscirai quando tu voglia; vi sarà sempre una carrozza pronta per te.

Una schiava che sceglie diversamente.

Te l'ho già detto, non voglio vedere alcuno.
Io non ti lascerò mai signore, perché sono sicura che non potrei vivere senza di te.
Povera fanciulla, fra dieci anni io sarò vecchio, e fra dieci anni tu sarai ancora giovane.
Mio padre aveva una lunga barba bianca, e ciò non mi vietava d'amarlo: mio padre aveva sessant'anni, e mi sembrava più bello di tutti i giovani ch'io vedevo.
Orsù, credi che ti abituerai, qui?
Ti vedrò?
Tutti i giorni.
Ebbene che mi domandi, dunque, signore?

Da schiava a schiava volontaria Haydée.
Schiava per amore.

Ci vorrà moltissimo tempo, perché Montecristo si renda conto dell'amore sconfinato della sua principessa.
Ci vorranno anni.

Ma, alla fine, il destino si compie.
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1 ottobre 2015

#quotidieonline - 001 - CONSAPEVOLEZZA



Perchè tutta questa vita online? E perchè io ne ho bisogno?

Il mondo parallelo dei social media mi cattura. E' una questione di opportunità.
Le idee si confondono facilmente e ambirei a fare chiarezza.

Perchè ho bisogno di una vita online? Perchè sono qui?

Ok questa è la premessa. La domanda da cui parte #quotidieonline.

Un viaggio qui dentro lo schermo, punto di partenza e punto di arrivo coincidono. Cosa ci sia nel mezzo non lo so.  
Provo ad immaginare?

Scrivo qui le mie menate...qualcuno prima o poi le legge. 
Magari commenta.
Parte l'effetto Warhol, 15 minuti di notorietà globale per tutti.
E mi piace. 
Sento addosso  una fasulla libertà di comunicare – non scrivo più solo per me, scrivo ad altri
Quanti altri? 1 o 2… recupero autenticità
Ma invece guarda… 10 ….20 …X altri che leggono… a moi?
Ma allora forse….
M A  A L L O R A  F O R S E E E…

Sono nella RETE

E voi? Perchè siete qui?




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