21 ottobre 2015

#quotidieonline 004 – NAVIGARE A VISTA



Quanti modi di navigare esistono?
Dipende.
In rete diventiamo tutti esploratori, intraprendiamo un viaggio alla ricerca di qualcosa (che può essere o meno definito inizialmente) ma non sappiamo bene a priori dove approderemo.
Possiamo aver tracciato una rotta ma, spesso, altro ci attrae. L'informazione è tanta, è efficace, studiata ad hoc per distrarre la nostra attenzione.
Difficile non lasciarsi incuriosire, difficile non perdersi nel seducente oceano di informazione che è il web. Noi esploratori virtuali abbiamo (quanti?) infiniti luoghi su cui approdare.

Il pericolo non è certo perdersi. Per "tornare" basta passare in modalità off line. Però...
Però è certo che TORNIAMO ogni volta DIVERSI.

Perché tutta l'informazione che lambiamo un click dopo l'altro è comunicazione e comunicare implica inevitabilmente cambiare qualcosa in chi fruisce del messaggio.

Però il web ha introdotto un grado di libertà al modo di comunicare dei vecchi media: la possibilità di interagire, di lasciare tracce, feedback, like, commenti (e non solo).
Questa riacquistata dimensione di RECIPROCITA’ può rendere la comunicazione ancora proattiva di libertà.

La grande variabile è il fine che sottende alla comunicazione. 
Se questo è solo il profitto, probabilmente, ci muoviamo in un territorio rischioso per la libertà.

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Perché mi chiamo Haydée?



Vi ho già raccontato la storia di Haydée.

Quello che invece non vi ho ancora detto è perché porto questo nome.

Moltissimi anni fa, parlando con un mio amico, scoprii per caso che lui, per gioco, si faceva chiamare Edmond Dantès.
In quel periodo mi sentivo molto legata a questa persona.
Un caro amico, niente più, ma mi piaceva passare del tempo con lui.

Quasi per instaurare un legame più forte, come se un nome avesse questo potere, presi a farmi chiamare Principessa Haydée.
Avevo letto da poco Il conte di Montecristo.

L'amico in questione ha smesso da tempo di chiamarmi così.
Ogni tanto si ricorda di quel soprannome e lo tira fuori quasi per voler rimarcare, che una volta fra di noi c'era un'affinità che ora non c'è più.
Lo usa per prendermi in giro, ecco.
A ben pensarci, ora, quel nick pronunciato da lui mi pare persino ridicolo.

Nonostante tutto quel nomignolo - che ho continuato ad indossare come se fosse un abito comodo, avvolgente, perfetto per me - è sopravvissuto. 
Non tanto per merito mio, che forse l'avrei anche lasciato andare, ma semplicemente perché ho conosciuto qualcuno che di quel nome si è innamorato e quel nome ha continuato ad usare.

C'è insomma chi, ancora oggi, mi chiama Principessa.
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