HAYDÉE


Haydée impallidì, aprì i suoi occhi diafani come la vergine che si raccomanda a Dio, e con voce rauca dai singhiozzi: 
"Dunque, mio signore, tu mi lasci?" disse.
"Haydée! Haydée! Tu sei giovane, sei bella, dimentica perfino il mio nome, e sii felice!".
"Sta bene" disse Haydée, "i tuoi ordini saranno eseguiti, mio signore, dimenticherò persino il tuo nome, e sarò felice".
E fece un passo indietro per ritirarsi.

Il conte fremette agli accenti di quella voce che risvegliò perfino le fibre più segrete del suo cuore; i suoi occhi incontrarono quelli della giovane donna e non poterono sostenerne lo sguardo.
"Mio Dio, mio Dio" disse Montecristo "sarebbe dunque vero quanto mi lasciaste supporre? Haydée, dunque sareste felice con me?"
"Io sono giovane" rispose lei dolcemente "amo la vita che tu mi hai resa sempre così dolce, e mi dispiacerebbe morire."
"Vuoi dire che se io ti lasciassi, Haydée? ..."
"Morirei, mio signore, sì"
"Tu dunque mi ami?"

Il conte sentì dilatarsi il cuore, aprì le braccia: Haydée vi si slanciò gettando un grido.
"Oh, sì, io t'amo" disse. "Io t'amo come si ama il proprio padre, il proprio fratello, il proprio marito! Io t'amo come si ama la vita, perché tu sei per me il più bello, il migliore, il più grande degli esseri creati!"

"Sia dunque come vuoi, angelo mio diletto!" disse il conte.

"Amami, dunque, Haydée! Chissà, il mio amore, forse, mi farà dimenticare ciò che è necessario dimenticare".
"Ma che dici, dunque, mio signore?" disse la ragazza.
"Io dico che una tua parola, Haydée, mi ha illuminato più di vent'anni di studio! Non ho più che te al mondo, Haydée, per te mi riaffeziono alla vita, per te posso ancora esser felice od infelice."

"Ah, io intravedo la verità!" disse. "Oh, mio Dio, ricompensa o castigo, accetto questo destino ... Vieni, Haydée, vieni ... ".

(Alexandre Dumas, Il Conte di Montecristo)

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